RECENSIONI
  HOME

  CASTING

  CONCORSI

  DATABASE

  CONSIGLI

  SERVIZI

 ANNUNCI

  RECENSIONI

  FOTO

  VIDEO

  MUSICA

  CHI SIAMO





Aggiungi Cinebed.com in Preferiti

Google
 
Recensioni Telecamere e Software                                                                Recensioni Film




" Happy family "


Regia: : Gabriele Salvatores
Con:Margherita Buy, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Fabio De Luigi, Carla Signoris, Valeria Bilello, Gianmaria Biancuzzi, Alice Croci
Musiche: ...
Fotografia:Italo Petriccione
Anno: 2009
Durata:90 minuti
Genere:Commedia
Trama
I destini di due famiglie s'incrociano quando i rispettivi figli sedicenni decidono caparbiamente di sposarsi. Un banale incidente stradale catapulta il protagonista-narratore, Ezio, al centro di questo microcosmo, nel quale i genitori possono essere saggi ma anche più sballati dei figli, le madri nevrotiche e coraggiose, le nonne inevitabilmente svampite, le figlie bellissime e i cani cocciuti e innamorati.

Recensione Gabriele Salvatores torna alla commedia dopo l'ultimo capolavoro "Baaria" e lo fa in maniera sorprendente ed esplicita. Vediamo De Luigi, qui in una bella prova, che interpreta Ezio, giovane scrittore da poco single con cane a seguito che vuole dare vita ad un film. Pensa una storia in cui due famiglie si intrecciano grazie all'amore dei figli sedicenni e crea dei personaggi che prendono vita mentre la storia si forma e che ci parlano in maniera diretta, rivolti alla macchina da presa e ci esprimono tutti i loro dubbi esistenziali, i loro pensieri. Pensieri che a noi sembrano essere un prodotto delle loro menti ma che in realtà scaturiscono dalla penna dello scrittore. A sottolineare l'aspetto teatrale dell'opera un sipario rosso si apre all'inizio del film e si chiude alla fine. I personaggi affrontano la realtà, la solitudine, la malinconia, l'amore, l'esistenza piena di difficoltà e di paure con l'umorismo e con la speranza che forse tutti riusciremo ad essere felici nella vita. I personaggi ci parlano e parlano con lo scrittore, intervengono quando non gli piacciono le battute che gli vengono date o quando si sentono abbandonati agli eventi senza controllo, quando pensano che per loro non sia previsto un lieto fine, proprio come i "Sei personaggi in cerca di autore" di Pirandello. Lo scrittore stesso, perso nelle sue fantasie, entrerà a far parte della storia e quando le cose comincieranno ad essere scomode proverà a lasciare il film senza un finale. Ed è proprio in quel momento che capisce: la vita non è come un film, perché almeno nei film la gente vuole un finale, un lieto fine perché già è costretto a vivere senza una trama precisa (esilarante la scena in cui i personaggi cercano di convincerlo a finire la storia). Il cast è eccezionale con un bravo De Luigi, Fabrizio Bentivoglio ottimo nella disperazione della sua malattia e al non volersi rassegnare alla fine. Diego Abatantuono è grandioso nel ruolo del padre che, con la sua colorata simpatia e i suoi pensieri un po' fumati, porta allegria e vivacità in queste due famiglie. Brave le due protagoniste femminili, Margherita Buy e Carla Signoris, entrambe frustrate e inconsapevoli di esserlo. Grandiosa la nonna smemorata che non riconosce neanche il figlio ma riesce ancora perfettamente in cucina. Salvatores è molto bravo a non far diventare questi personaggi delle caricature di se stessi e a darci quel pizzico di speranza che noi tutti dovremmo avere, e lo fa senza falso moralismo, senza parole smielose di cui, ultimamente, i film sono pieni tutto con in sottofondo la musica che ascolta lo scrittore, un cd di Simon e Garfunkel.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Alice in Wonderland "


Regia: : Tim Burton
Con: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Crispin Glover, Alan Rickman, Michael Sheen, Christopher Lee, Matt Lucas, Stephen Fry
Sceneggiatura:Linda Woolverton, Tim Burton
Produzione:Team Todd, Tim Burton Animation Co., Walt Disney Pictures, The Zanuck Company
Musiche:Danny Elfman
Fotografia:Dariusz Wolski
Anno: 2009
Durata:110 minuti
Genere: Fantasy, avventura
Trama
La 19enne Alice Kingsleigh non vuole altro che sfuggire da un fidanzamento organizzato in pubblico col nobile Hamish Ascot. Irrequieta e sognatrice, devastata dalla recente scomparsa del padre, la ragazza nel bel mezzo del party riesce a scappare da quell'ambiente vittoriano e dalle pressioni della madre, grazie alla provvidenziale comparsa di un Coniglio Bianco che la attira nel bosco. Quando Alice precipita in un cuniculo nel terreno si ritrova in un mondo splendido e sconosciuto. A ridarle il benvenuto in quel posto (Alice ci era già stata dieci anni prima ma lo ha completamente dimenticato) troviamo oltre a Bianconiglio, i grassi e litigiosi gemelli Pinco & Panco, lo Stregatto, il viscido Fante di Cuori. A quel punto Alice scopre di essere oggetto di una profezia: sarà lei che dovrà trafiggere con una spada fatata il Jabberwoc per porre fine al regno del terrore instaurato dalla Regina Rossa in quello che un tempo era il felice regno di fantasia della Regina Bianca. Sono il Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina a raccontare alla fanciulla il suo destino.

Recensione Tim Burton riesce ancora una volta a stupire con un film straordinario, gotico, visionario. Alice non è più una bambina, non è più la bambina che nel cartone Disney vedeva il Bianconiglio suggerirle che il tempo stava passando, che era tardi e, inseguendolo, si ritrovava in un mondo magico. Un mondo popolato da creature strane, buffe con nemmeno il canonico pizzico di sale in zucca. Anche nel film di Burton vediamo Alice bambina che pensa di aver solo sognato quel paese delle meraviglie, che vede più come un incubo che come un sogno. Ma poi passano gli anni e ritroviamo quella bambina ormai cresciuta, in una cupa Londra, rimasta senza quel padre che la spronava alla fantasia e alla sana follia. Era proprio lui che rimboccandole le coperte dopo i brutti sogni le diceva "ti svelo un segreto: tutti i migliori sono matti!". Alice nel giorno del suo fidanzamento cade nella tana del Bianconiglio (bellissima la scena in 3D) e si ritrova in quello che a lei appare come uno dei suoi incubi e in cui riappaiono tutti i misteriosi personaggi che li popolano. Simpaticissimi i fratelli Pinco Panco e Panco Pinco, la lepre marzolina, la topina condottiera Tweedledee sempre pronta a sguainare la spada. Il film esplode quando entra in scena il coloratissimo, pazzesco, istrionico, Jhonny Depp nel ruolo del Cappellaio Matto (fantastico e spassoso l'incontro tra Alice e il Cappellaio per l'ora del thè). Mai il famoso personaggio è risultato così tenero, folle e poetico allo stesso tempo grazie al magnifico talento trasformista dell'attore. Dimenticate la fiaba disneyana che catapultava Alice in un mondo fantastico, magico, colorato, visionario. Qui tutto diventa più cupo, i boschi del paese delle meraviglie diventano un groviglio di rami inquietanti, la minaccia della regina rossa "Tagliatele la testa" da frase- capriccio di una donnina buffa diventa una vera e propria minaccia. Il brucaliffo appare e scompare come un fantasma che è sempre pronto a far risuonare la voce della follia. Il film che vediamo è letteralmente fantastico, è un volo surreale nella fantasia di una ragazza che, alla fine, tornerà indietro più adulta ma che riuscirà a mantenere la rotta della fantasia, la forza del sogno, una fiamma che solo in pochi riescono a mantenere viva perché in fondo, come le suggerisce la Regina Bianca: "Non si vive per accontentare gli altri" e Alice cercherà di riprendere in mano la propria vita. Nel corso del film con l'aiuto del Cappellaio e della regina bianca (una "bianchissima" e favolistica Anne Hataway), Alice imparerà che se si crede davvero in qualcosa si arriva a realizzare l'obiettivo che ci si prefigge. Emblema di tutto il film la frase che il Cappellaio dice ad Alice prima della battaglia: " E' impossibile? Solo se pensi che lo sia!". Per concludere è un grande film con una grande struttura, un gran ritmo, un forte senso dell'humor e delle musiche meravigliose orchestrate dal sempre bravo Danny Elfman.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" La prima cosa bella "


Regia: : James Cameron
Con: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez, Zoe Saldana, Joel David Moore, Laz Alonzo, Wes Studi, Stephen Lang, Peter Mensah, CCH Pounder, Dileep Rao, Matt Gerald, Scott Lawrence, Jacob Tomuri
Musiche:James Horner
Fotografia:Mauro Fiore
Anno: 2009
Durata:166 minuti
Genere: Azione, fantascienza, avventura
Trama
Cosa vuol dire avere una mamma bellissima, vitale, frivola, imbarazzante? E' il cruccio che ha accompagnato tutta la vita di Bruno, primogenito di Anna, fin da quando aveva otto anni. Tutto comincia nell'estate del 1971, quando assistendo alla tradizionale elezione delle Miss dello stabilimento balneare più popolare di Livorno, Anna viene inaspettatamente chiamata sul palco ed incoronata "la mamma più bella". Da allora, nella famiglia Michelucci, arriva lo scompiglio e per Anna, per Bruno e per la sorella Valeria, inizia un'avventura che si concluderà solo ai giorni nostri, con un inattesa struggente riconciliazione.

Recensione Paolo Virzì si riconferma uno dei registi migliori del panorama italiano e torna a farci sorridere e commuovere con una commedia dai toni drammatici che si svolge sullo sfondo della sua città natale: Livorno. Il film si sviluppa lungo quarant'anni di storia livornese con l'occhio puntato su una famiglia, una donna che esprime la sua ingenuità e voglia di vivere in tutto ciò che fa e segnando i suoi figli in maniera profonda. La storia procede saltando tra i vari piani temporali senza mai diventare complessa ma stupendoci con momenti divertenti e commuoventi, supportata dalla recitazione straordinaria di un cast strepitoso trascinati da un sempre più bravo Valerio Mastandrea, una grande Claudia Pandolfi, una sorprendente Micaela Ramazzotti e una perfetta Stefania Sandrelli. Virzì costruisce personaggi complessi, depressi, insicuri delle loro vite e mostra la forza di questa donna come esempio per poter sempre andare avanti, per rialzarsi ogni volta, a volte fregandosene, a volte facendo dei compromessi. Il personaggio di Mastandrea, Bruno, è perennemente avvilito, stordito, cerca conforto nei farmaci ed è perso in una vita vuota e infelice che non riesce a scrollarsi di dosso e con una compagna che lo ama nonostante la sua costante infelicità. Segnato da un amore-odio nei confronti della sua città e di una madre che ha sempre adorato profondamente ma che non ha mai davvero capito, torna a Livorno e ritrova la sorella che ha "abbandonato", una quarantenne sposata da quando ne aveva venti con un uomo che non sopporta e con una madre difficile da gestire e da accudire. Il suo ritorno innesca un viaggio nella sua memoria ai tempi in cui la sempre gioiosa madre, forte del suo ottimismo e schiacciata dalle umiliazioni, continua ad andare avanti e a proteggere i suoi figli dalla realtà della vita cercando di distrarli cantando con loro le canzoncine pop di quegli anni. I personaggi interpretati da Mastandrea e la Pandolfi insieme sono perfetti e ci portano sullo schermo delle scene bellissime come quella del chiarimento nella cucina della loro casa d'infanzia, tanto sofferto, dopo anni di silenzi distruttivi. Inoltre ci regalano nel finale una delle scene più belle del cinema italiano degli ultimi anni che non potrà non strapparvi una lacrima. Stefania Sandrelli ci mostra la forza di una donna che in punto di morte riesce a riunire una famiglia e a far ritrovare all'amato figlio la gioia che non sapeva più di avere in sé e di poter provare. Perché in fondo, il momento della malattia in una famiglia porta a mettere tutte le carte in tavola per cercare di riparare ciò che nella propria vita non va bene, per cercare di colmare il vuoto che si è sempre voluto ignorare e riallacciare i rapporti che potrebbero non esserci più da un momento all'altro. È un film che arriva a toccare le corde più profonde delle nostre emozioni perché ci racconta una storia semplice che tutti noi potremmo aver vissuto.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Avatar "


Regia: : James Cameron
Con: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez, Zoe Saldana, Joel David Moore, Laz Alonzo, Wes Studi, Stephen Lang, Peter Mensah, CCH Pounder, Dileep Rao, Matt Gerald, Scott Lawrence, Jacob Tomuri
Musiche:James Horner
Fotografia:Mauro Fiore
Anno: 2009
Durata:166 minuti
Genere: Azione, fantascienza, avventura
Trama
Jake Sully è un ex Marine costretto a vivere sulla sedia a rotelle. Nonostante il suo corpo martoriato, Jake nel profondo è ancora un combattente. E' stato reclutato per viaggiare anni luce sino all'avamposto umano su Pandora, dove alcune società stanno estraendo un raro minerale che è la chiave per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l'atmosfera di Pandora è tossica, è stato creato il programma Avatar, in cui i "piloti" umani collegano le loro coscienze ad un avatar, un corpo organico controllato a distanza che può sopravvivere nell'atmosfera letale. Questi avatar sono degli ibridi geneticamente sviluppati dal DNA umano unito al DNA dei nativi di Pandora: i Na'vi. Rinato nel suo corpo di Avatar, gli viene affidata la missione di infiltrarsi tra i Na'vi che sono diventati l'ostacolo maggiore per l'estrazione del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na'vi, Neytiri, salva la vita a Jake, e questo cambia tutto.

Recensione 15 anni di gestazione, più di 450 milioni di dollari spesi per realizzarlo (cifra che lo renderebbe il film più costoso della storia del cinema!!!), 26 milioni di euro di incasso solo nel primo week-end di programmazione in Italia (dopo dieci giorni ha sfiorato i 38 milioni), oltre 2 i miliardi di dollari incassati in tutto il mondo. Queste sono solo alcune delle cifre che riguardano il film del momento: Avatar. Il nuovo film del genio James Cameron torna ad incantare il pubblico di tutto il mondo con una nuova magia. La pellicola è presente nella mente del regista dal 1995, anno in cui fu scritta la sceneggiatura. A quei tempi però le tecnologie non avrebbero permesso a Cameron di compiere un lavoro così perfetto e si ritrovò a mettere mano allo script solo nel 2005, anno dell'inizio effettivo della creazione di questo bellissimo universo che, nella storia, ha il nome di Pandora. Avatar è un magnifico sogno ad occhi aperti che lo spettatore compie, insieme al protagonista, in un mondo alieno in cui il popolo Na'vi ha un profondo legame con la madre terra. Cameron si avvale del 3D non per gettarci addosso gli oggetti ma per farci entrare totalmente in un universo illusorio e, a tratti, onirico. Non vuole solo spettacolarizzare delle immagini ma ci vuole dare uno sguardo alieno e la nostra percezione di questo universo si fa più profonda ad ogni scena, specialmente quando ci mostra il popolo che affonda la mente e le radici nella madre Terra avvolgendoci con suoni, colori, energia allo stato puro (le musiche sono perfette). Il regista non solo ci racconta un mondo in cui l'armonia tra esseri viventi e natura è intatta, ma crea questo mondo da zero, realizzando insieme alla grande squadra degli effetti speciali Weta una natura composta di specie del tutto nuove. Per tutto il film serpeggia una morale duplice: da un lato la preoccupazione per tutti gli sprechi ecologici del nostro pianeta, dall'altro la presa di posizione e il pregiudizio sempre più facile che abbiamo verso le persone e le culture che non conosciamo. Noi tutti dovremmo riuscire a vedere oltre e la frase che forse rappresenta tutto il film è quella che si scambiano i due protagonisti: "Oel ngati kamele" che vuol dire "Io ti vedo" ma che significa molto di più "ti riconosco, ho una connessione spirituale con te". Concludo con un accenno sul cast davvero strepitoso dato il grande lavoro fatto dagli attori per girare queste scene (dal semisconosciuto Sam Worthington alla famosa Sigourney Weaver, alla bravissima Zoe Saldana e al sempre calibrato Giovanni Ribisi). Posso dire che il cinema è tornato a splendere in questa opera con una storia semplice in cui ci sono i buoni e i cattivi, due culture che si fondono e scontrano, una storia d'amore profonda, una battaglia fatta per una giusta causa ed un unico vero protagonista: il pianeta Pandora. Con questa opera il regista James Cameron ha abbattuto un altro muro nella storia del cinema e la cosa non ci stupisce affatto!

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" A Christmas Carol "


Regia: : Robert Zemeckis
Con: Jim Carrey, Colin Firth, Christopher Lloyd, Bob Hoskins, Daryl Sabara, Jacquie Barnbrook, Molly C. Quinn, Robin Wright Penn, Fay Masterson, Gary Oldman, Cary Elwes, Julian Holloway, Ron Bottitta, Lesley Manville
Musiche:Alan Silvestri
Fotografia:Robert Presley
Anno: 2009
Durata:96 minuti
Genere: Fantastico, drammatico
Trama
Ebenezer Scrooge inizia le festività natalizie mostrando il suo solito disprezzo, urlando al suo fedele impiegato e al gioviale nipote. Ma quando gli spiriti del Natale Passato, Presente e Futuro lo portano in un viaggio che gli rivela delle verità che il Vecchio Scrooge non ama affrontare, capisce di dover aprire il suo cuore per compensare anni di cattiva condotta prima che sia troppo tardi.

Recensione L'ultima rilettura della bella favola di Charles Dickens "Canto di Natale" porta l'inconfondibile marchio di fabbrica di Robert Zemeckis, uno dei registi che più negli anni ha sperimentato con i suoi film. Anche questa volta affronta la sfida del 3D regalandoci un film visivamente bello e con una morale che non ha bisogno assolutamente di riletture presentandoci una favola più che mai moderna in una società che di Scrooge ne affronta tanti. Zemeckis è sempre misurato, non si esalta mai in questa pellicola girata con la tecnica della motion capture (una tecnica che permette di riprendere gli attori con dei sensori e delle cineprese computerizzate che gli girano intorno a 360° per poterli, poi, trasformare in personaggi di animazione). In quei volti digitalizzati riconosciamo il sempre poliedrico talento di Jim Carey che in questa favola ci regala la bellezza di quattro ruoli, il cattivo e cinico Scrooge, e i tre spiriti dei natali passato, presente e futuro. Troviamo ancora l'inglese Colin Firth, il bravo Bob Hoskins e l'eccellente Gary Oldman (che riesce a strapparci anche una lacrimuccia). Il film, anche se cartone animato, non è adatto per il pubblico più piccolo, soprattutto per le scene in cui appaiono il fantasma del socio di Scrooge e il fantasma del futuro, scene da brivido meglio di un film dell'horror. Consiglio di vedere il film in 3D perché solo così vi ritroverete a volare ad ali spiegate in una Londra sospesa nel tempo insieme a Scrooge e agli spiriti del Natale, solo così vi sembrerà di poter essere sotto una stupenda nevicata, solo così vi sembrerà di poter soffiare sulla candela di fronte a voi per spegnerla. Per concludere è un film che commuove quando vediamo il futuro della famiglia di Cratchit che piange la morte del piccolo Timmy e che forse ci deve far riflettere quando lo spirito del presente mostra a Scrooge i figli degli uomini: Ignoranza e Povertà, sentimenti che ormai ci seguono come ombre inquietanti.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" La dura verità "


Regia: : Robert Luketic
Con: Gerard Butler, Katherine Heigl, Kevin Connolly, Bonnie Somerville, Vicki Lewis, Eric Winter, Bree Turner, Nathan Corddry, Holly Weber, Yvette Nicole Brown, Nick Searcy, Adam Harrington, Rebecca Creskoff
Musiche:Aaron Zigman
Fotografia:Russell Carpenter
Anno: 2009
Durata:100 minuti
Genere: Commedia, romantico
Trama
Abby Richter è una produttrice di programmi mattutini con grossi problemi sentimentali, sempre alla ricerca dell'uomo perfetto, ma inesorabilmente single. L'aspetta un duro risveglio quando il programma che produce è in calo di ascolti e i suoi capi la mettono in coppia con Mike Chadway, un duro della TV che promette di rivelare la dura verità su cosa fa scattare gli uomini e le donne. I due ingaggeranno una sorta di sfida, una scommessa: Abby dovrà seguire tutti i consigli di Mike per conquistare il bel dottore che le abita accanto e se ci riuscirà dovrà accettare di lavorare con lui. Ma forse non tutto andrà come previsto!

Recensione Vedere "La dura verità" è un po' come ascoltare un disco che si ripete: la storia della battaglia tra i sessi, in effetti, non ci dice niente di nuovo ma il film scorre in maniera molto godibile. Ci troviamo di fronte due prototipi di personaggio che orami sono dei luoghi comuni; lei è la solita ragazza bella, sensibile, divertente, soprattutto intelligente ma inevitabilmente single e sempre in cerca dell'uomo perfetto, facile da trovare solo nelle favole. Lui il solito bello e impossibile, sempre pieno di donne stupende che gli cadono ai piedi e irrimediabilmente cinico. I due si trovano a diventare complici e insieme danno vita a delle situazioni a volte leggermente banali e stupide (vedi lo shopping nel negozio di vestiti), a volte a delle situazioni esilaranti (vedi la partita di baseball o la cena con dirigenti e mutande con vibratore incluso). Gli attori risultano credibili nei loro ruoli: Katherine Heigl ha dei grandi tempi comici già messi in mostra in alcuni episodi del serial di culto Grey's anatomy e nel recente e spassosissimo "Molto incinta". Gerard Butler anche lui divertente e simpatico, tiene bene il passo incarnando un personaggio narcisista, sessista, cinico, anti-eroe per eccellenza ma che si dovrà ricredere sciogliendo una volta per tutte il suo cuore. Il finale lascia un pochino l'amaro in bocca, si risolve tutto in maniera molto veloce e scontata e stona con l'andamento preso dalla pellicola; inoltre si vede chiaramente che lo sfondo con le mongolfiere che volano nel cielo è finto. Le musiche sono adatte alla pellicola e vi troviamo delle hit che nei mesi passati sono state in cima alle classifiche, tra cui "Hot'n cold" di Katy Perry e "Round round" dei Florida.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" The Twilight saga- New Moon "


Regia: : Chris Weitz
Con: Robert Pattinson, Kristen Stewart, Dakota Fanning, Taylor Lautner, Ashley Greene, Peter Facinelli, Elizabeth Reaser, Kellan Lutz, Nikki Reed, Jackson Rathbone, Bronson Pelletier, Alex Meraz, Kiowa Gordon, Billy Burke, Edi Gathegi, Rachelle Lefevre, Michael Sheen, Christopher Heyerdahl, Charlie Bewley, Daniel Cudmore
Musiche:Alexandre Desplat
Fotografia:Javier Aguirresarobe
Anno: 2009
Durata:130 minuti
Genere: Fantasy, sentimentale
Trama
Continua l'amore patinato e impossibile tra Bella e il vampiro Edward Cullen: dopo essersi ripresa dall'attacco che l'aveva quasi uccisa, la giovane mortale festeggia il suo 18° compleanno in casa Cullen, ma un inaspettato incidente convince Edward che la sua vicinanza è un pericolo per la ragazza. Decide quindi di abbandonarla per il suo bene, innescando una spirale di disperazione che avvicina Bella al suo amico d'infanzia Jacob Black, licantropo palestrato che l'ama alla follia e coltiva l'ambizione di uccidere i suoi più grandi nemici: i vampiri. Tra un pericolo e l'altro, la nostra eroina si troverà a combattere contro il tempo, in una folle corsa a Volterra, per salvare il suo amore.

Recensione Prima di iniziare la mia recensione devo fare una premessa: se prendiamo questo film come l'ennesima storia gotico- horror nella quale dei licantropi si scontrano con i vampiri, dovremmo giudicarlo in maniera non positiva. Si deve pensare e considerare questa pellicola per quello che è realmente e che, da grande appassionata della saga della Meyer, apprezzo e sostengo: una bellissima storia d'amore tra due creature difficili, appassionate, struggenti e, a loro modo, emarginate e diverse dal mondo che le circonda, anche se in modi completamente diversi. Detto questo posso dire che il film mi ha colpito per la coerenza che ha dimostrato la sceneggiatrice nel tradurre le parole in immagini. New Moon è forse il libro meno amato dell'intera saga per la scarsa presenza del vampiro Edward Cullen impersonato dall'ormai star Robert Pattinson. È un libro che si incentra soprattutto sull'assenza, sulla perdita dell'amore e sul dolore straziante e il vuoto che lascia questa perdita in Bella. Seguendo la linea del romanzo spicca la figura di Jacob Black, l'amico d'infanzia di Bella che farà palpitare il cuore delle adolescenti grazie al fisico scultoreo del giovane Taylor Lautner. Jacob rappresenta e rappresenterà il polo opposto all'amore della ragazza, il sole che scalderà il gelo lasciato nel suo cuore dal vampiro e sarà una figura fondamentale nei prossimi film. Nel film troviamo delle soluzioni visive molto curate (bella la sequenza in cui la macchina da presa gira intorno alla protagonista per far veder il passar del tempo e notevoli le citazioni al grande genio Hitchcock con la combinazione dello zoom e il carrello in avanti nella scena in cui Bella si addormenta stremata nel bosco). L'azione è poca ma l'inserirsi del branco di licantropi a circa metà della pellicola inserisce un tocco di movimento alla storia. Due differenze notevoli dal primo capitolo Twilight, una riguarda gli effetti speciali, molto più forti e curati (i lupi e le loro trasformazioni colpiscono, la scena di lotta tra Edward e i Volturi è diretta con cura), l'altra la colonna sonora meno forte e d'impatto rispetto al primo film. Gli attori sono tutti sempre più calati e adatti nella parte, anche se oramai si rischia di cadere nella trappola del film confezionato ad hoc per le adolescenti che si schierano nei team Edward e Jacob. Un plauso speciale a Michael Sheen, ottimo nel ruolo del crudele Aro, capo dei Volturi.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Un alibi perfetto "


Regia: : Peter Hyams
Con: Michael Douglas, Amber Tamblyn, Jesse Metcalfe, Joel Moore, Randal Reeder, David Jensen, Megan Brown.
Musiche:David Shire
Fotografia:Peter Hymas
Anno: 2009
Durata:105 minuti
Genere: Drammatico, Thriller
Trama
Il giovane C.J. è un giornalista alla ricerca di uno scoop per salvare il posto di lavoro. È convinto di poter dimostrare la corruzione del procuratore Mark Hunter, capo dell'amata Ella e prossimo a divenire governatore della Lousiana. Hunter, che non perde un processo da anni, la spunta sempre all'ultimo minuto presentando delle prove che C.J. è convinto costruisca ad hoc, con l'aiuto di un collaborare e uomo di forza. Deciso ad incastrarlo, il ragazzo si fa arrestare per l'omicidio di una prostituta di colore, chiede a un amico di filmare ogni cosa e attende che il procuratore porti in aula le prove contraffatte per smascherarlo. Ma il suo non è un piano perfetto.

Recensione Tratto dal classico Noir di Friz Lang "Beyond a reasonable doubt", il regista non riesce a riprodurre lo stesso schema intrigato dell'originale. Ci troviamo di fronte il solito e, ormai un pochino scontato, scontro tra bene e male, tra il procuratore subdolo e corrotto e il giovane giornalista pieno di ambizioni e principi morali. Nonostante questa base non proprio esaltante, le due ore scorrono tranquillamente tra scene in tribunale, con interrogatori, controinterrogatori e finte prove del dna e scene di forte azione e violenza. Non mancano i momenti di tensione e il colpo di scena finale coglie di sorpresa, anche se potrebbe essere colto da alcuni indizi lasciati nel corso della pellicola. Vedendo questo film sembra di essere di fronte a qualcosa di già visto con rimandi a film del genere come "Schegge di paura". I protagonisti sono tutti abbastanza giusti nei personaggi a cominciare da Michael Douglas che sembra perfettamente a suo agio nel ruolo di procuratore all'apparenza integerrimo e con sani principi civici e morali, ma che sotto sotto nasconde segreti, squallidi trucchi per fabbricare prove false e un poliziotto, come braccio destro, pronto a tutto pur di non far scoprire le malefatte dell'avvocato. I due giovani protagonisti sono già noti al pubblico del piccolo schermo dato che i due provengono da due telefilm: Amber Tamblyn dal poco convincente Joan of Arcadia in cui era una liceale che parlava con Dio e Jesse Metcalfe dal più solido Desperate Housewife in cui interpretava il giovane giardiniere amante di Gabrielle Solis.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo "


Regia: : Terry Gilliam
Con: Heath Ledger, Johnny Depp, Jude Law, Colin Farrell, Christopher Plummer, Simon Day, Tom Waits, Lili Cole,
Musiche:Jeff Danna
Fotografia:Nicola Pecorini
Anno: 2009
Durata:122 minuti
Genere: Fantastico, avventura
Trama
Parnassus è un uomo con uno straordinario dono, quello di riuscire a realizzare i sogni del pubblico del suo piccolo spettacolo itinerante chiamato l'Imaginarium. Questo dono così speciale gli è stato fatto centinaia di anni fa da Mr. Nick, un uomo divertente e scanzonato che altri non è se non il Diavolo in persona e che in cambio di questo prodigioso potere chiede che, se mai avrà una figlia, Parnassus ne consegni a lui l'anima al compimento del sedicesimo anno d'età. Valentina, la figlia del Dr. Parnassus ha quasi 16 anni e Mr. Nick è pronto a riscuotere il premio. Naturalmente Parnassus che conosce il Diavolo come le sue tasche, è convinto di riuscire a ingannarlo coinvolgendolo in un'altra scommessa con una posta ancora più alta. Il Diavolo sembra essere in vantaggio, ma Parnassus ha un asso nella manica in Tony, un giovane seducente e dal passato un po' misterioso che innamoratosi della bella Valentina sarà decisivo per riuscire a far vincere la scommessa allo scaltro Parnassus e porre rimedio una volta per tutte agli errori compiuti in passato.

Recensione Questo film non è adatto alle persone troppo realiste e seriose perché vedere "Parnassus- L'uomo che voleva ingannare il diavolo" è un viaggio altissimo nella fantasia barocca di un regista ancora bambino: Terry Gilliam. Un bambino che a volte fa dei sogni bellissimi, colorati, giocosi che sembrano portarci su una luminosa giostra in un luna park affollato e a volte, invece, si ritrova in incubi spaventosi popolati da creature misteriose. Davvero Gilliam ha fatto del suo cinema l'espressione della pura immaginazione mostrandoci una serie di dipinti animati più che scene; ci mostra la luce più brillante e il buio più scuro, ci mostra la fantasia di un bambino, le voglie di una ricca signora, le paure, le colpe e le ambizioni degli uomini. In questa pellicola ci troviamo sempre in equilibrio su un invisibile filo sorretto solo dalla fantasia del regista e dello spettatore che a volte rischia di trovarsi un tantino spaesato ma che deve lasciarsi andare all'irrazionalità, all' illogicità. Il film ha rischiato di finire in un cassetto dopo la prematura e sconvolgente morte di Heath Ledger, morte che ha portato via con sé un talento incredibile e riconosciuto forse troppo tardi. L'alternativa per Gilliam era digitalizzare la figura di Heath ma così non è stato; tre grandi amici di Ledger hanno subito accettato la proposta del regista di sostituirlo e così il sempre mitico Johnny Depp, il bravino Jude Law e il fortissimo Colin Farrell si sono trasformati nel personaggio di Tony, portando ognuno la propria bravura e una sfaccettatura diversa dell'animo del personaggio. Non è stato difficile per il regista far cambiare volto al personaggio spiegando i passaggi come le varie intrusioni di Tony nello specchio e quindi nell'immaginario del Dottor Parnassus, interpretato da un grande Christopher Plummer. Un riconoscimento particolare va a Tom Waits, fortissimo nel ruolo di diavolo tentatore, di compare, di amico di Parnassus. Inevitabile il confronto con Tim Barton, altro fantasista del cinema anche se i due hanno dei modi diversi di mostrarci il loro mondo immaginario. In tutto il film c'è un comunque un ritorno forte alla realtà con il continuo contrasto tra la vita e la morte (un pensiero a Ledger) e la Londra odierna viene dipinta come una terra cupa piena di violenza; alla fine Gilliam ci mostra come, in realtà sia possibile raggiungere la felicità sia all'interno che all'esterno dello specchio magico.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Whiteout - Incubo bianco "


Regia: : Dominic Sena
Con: Kate Beckinsale, Gabriel Macht, Tom Skerritt, Columbus Short, Alex O'Loughlin, Shawn Doyle, Nicolas Wright, Alexander Bisping, Bashar Rahal
Musiche:John Frizzell
Fotografia:Christopher Soos
Anno: 2009
Durata:96 minuti
Genere: Azione, Thriller
Trama
L'agente federale Carrie Stetko lavora in una base americana nell'Antartide, il luogo più inospitale della terra, dove la notte e l'inverno durano 6 mesi all'anno, durante il giorno la temperatura oscilla tra i -55 ai -65 gradi e le condizioni di vita sono tutt'altro che semplici. La donna fugge da un passato torbido che via via riaffiora, portando alla luce il motivo della sua fuga in un posto così ostile. Dopo aver ritrovato il cadavere di un geologo (primo omicidio in Antartide), che insieme ad altri esperti cercava meteoriti nel ghiaccio, l'agente Stetko inizia ad interessarsi al caso con l'aiuto di un agente dell'ONU, nonostante l'inverno si stia avvicinando e questo potrebbe compromettere il suo ritorno verso casa.

Recensione In questo film se non fosse per il panorama davvero mozzafiato dell'Antartide, non c'è davvero niente che si possa salvare. Dominic Sena si ispira al fumetto omonimo scritto da Greg Rucka e disegnato da Steve Lieber senza però cercare di imitarne la grafica. Punta, infatti, tutto sull'ambientazione dato che la storia, di base valida, è raccontata in maniera superficiale. Si potrebbe considerare questa pellicola come uno dei tanti thriller a basso budget che vengono confezionati su misura per la televisione. Abbiamo una classica storia misteriosa e d'azione portata in un'ambientazione diversa dal solito. Ma questo non basta a salvare una sceneggiatura scontata e davvero elementare. I protagonisti sono spaesati e poco comunicativi; Kate Beckinsale è impegnata nel solito ruolo di finta dura che ormai non stupisce più nessuno. E poi basta con le scene finto sexy in cui la bella di turno si spoglia o si infila nella doccia circondata dal vapore che sottolinea il gioco del vedo-non vedo. La Beckinsale è davvero poco credibile nei panni di questa eroina sempre perfetta anche quando si ritrova nelle tormente con venti a 100 miglia. Gabriel Macht è sprecato per un film del genere dopo averlo visto in film belli (Una canzone per Bobby Long), simpatici (Perché te lo dice mamma) e meno belli (il recente The Spirit). Tom Sterritt è così sottovalutato che si fa fatica a pensarlo in film come Top Gun, solo per citarne uno dei tempi d'oro. Quello che ricorderete alla fine del film è solo che la natura, qui bellissima, può rivelarsi un luogo molto temibile e una creatura davvero crudele con gli uomini e le donne. Gli effetti speciali sono pochi e per niente strepitosi. Pochi sono i momenti forti del film e non date retta al trailer che cerca di sviare in maniera davvero banale.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Baarìa "


Regia: : Giuseppe Tornatore
Con: Francesco Scianna, Margareth Modè, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Lina Sastri, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Enrico Lo Verso, Nino Frassica, Luigi Lo Cascio, Vincenzo Salemme.
Musiche:Ennio Morricone
Fotografia:Enrico Lucidi
Anno: 2009
Durata:150 minuti
Genere: Drammatico, storico
Trama
Siamo a Bagheria (nome antico fenicio: Baarìa) e la vicenda narrata copre il cuore del secolo scorso, abbraccia i decenni dal Trenta all'Ottanta ed ha al centro la storia d'amore di Mannina e Giuseppe, dei loro padri e dei loro figli, avvolta da gioia e malinconia ma anche intinta di travolgenti utopie. Passione politica e civile che si mescolano con il dramma della passione amorosa.

Recensione Chiamare Baarìa colossal è azzardato? Forse no dati i numeri che si evocano parlandone: 25 settimane di lavorazione, 28 milioni di euro di budget, 200 attori, più di mille comparse. Il paese, che si chiama in realtà Bagheria, è stato completamente ricostruito in Tunisia, negli studi di Tarak Ben Ammar; per ricostruire il corso principale del paese, Corso Butera, Tornatore si è fatto mandare la pietra lavica dalla Sicilia per la pavimentazione. Il film è una lunga ma bellissima carrellata in cui si susseguono i più importanti momenti della storia italiana, dalla prima Guerra Mondiale alla nascita del comunismo, alle lotte di classe e l'arrivo della modernità. Bellissimo vedere la trasformazione del cinema negli anni: dai film muti dei primi anni del '900 con la figura del rumorista seduto al centro della sala, passando per i primi film sonori e, infine, arrivare ai film di Fellini degli anni 60. È una grande carrellata storica si, ma Tornatore riesce benissimo a inserire gli eventi nel racconto dolce e malinconico dei sogni infranti, dei ricordi, degli amori appassionati, del rispetto e l'amore per la propria terra attraverso la messa in scena di personaggi a volte malinconici, a volte buffi, a volte toccanti. Gli attori sono tutti ottimi a partire dagli sconosciuti protagonisti che sono stati scelti tra migliaia di giovani e che mostrano un'alchimia particolare. Gli altri sono grandi interpreti, tutti siciliani da Lina Sastri (sempre bravissima) al duo Ficarra e Picone, per la prima volta non solo comici ma impegnati in ruoli difficili ma che gestiscono con una fine bravura. Nicole Grimaudo, nel ruolo di una forte madre del sud. Da notare il sempre bravissimo Enrico Lo Verso e tutti gli attori che, pur apparendo in brevi cammei, danno un tocco in più all'intera storia: Beppe Fiorello (che interpreta lo scemo del villaggio), Michele Placido (un compagno comunista che fa un comizio in piazza), Raoul Bova (un giornalista; molto intensa la scena sulla montagna con il protagonista), Giorgio Faletti (responsabile della cellula del partito) solo per nominarne alcuni. Ma i nomi sono davvero tanti: Monica Bellocci, Leo Gullotta, Luigi Lo Cascio, Vincenzo Salemme, Laura Chiatti, Nino Frassica, Paolo Briguglia, Aldo Baglio, Donatella Finocchiaro, Tony Sperandeo. Le musiche sono magiche, perfette per questa pellicola come lo sono sempre le melodie meravigliose del maestro Ennio Morricone. La fotografia è ottima, come i costumi e i passaggi da un'età all'altra dei personaggi. Bene si mescolano i momenti divertenti ai momenti toccanti che forse ci vogliono solo dire che il tempo passa, cambiano le epoche e la società si fa sempre più complicata ma i veri sentimenti, quelli resteranno sempre. Un film davvero da vedere per chiunque ami il cinema, quello vero, quello che ci fa provare le emozioni che si provano solo davanti ai grandi capolavori.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Videocracy "


Regia: : Erik Gandini
Con: /-/
Musiche:/-/
Fotografia:Lukas Eisenhauer, Manuel Alberto Claro
Anno: 2009
Durata:85 minuti
Genere: Documentario
Trama
Un documentario che, a partire dalla trasmissione di uno strip casalingo di una delle prime televisioni private, affronta il tema del potere della televisione in Italia grazie a materiale di repertorio, a interviste esclusive a Lele Mora e a Fabrizio Corona e alla storia di un giovanotto fortemente intenzionato a diventare il Van Damme cantante della televisione.

Recensione
Bisogna fare una premessa per questo film: per chi sa qualcosa della situazione attuale nel nostro paese, dalla politica alla televisione passando per i fatti di cronaca, non c'è niente di nuovo in questo documentario. Non ci stupiamo più di sapere indiscrezioni di ogni tipo su Berlusconi ma forse rimaniamo di sasso di fronte alle interviste e alle parole che dicono Lele Mora e Fabrizio Corona. Lele Mora viene ritratto nella sua casa in Costa Smeralda in un trionfo di bianco, a partire dai mobili e dalle pareti, per arrivare al suo abbigliamento. Scavando nelle sue parole, però, si intravede molto più del bianco e si sprofonda nelle tenebre quando lo vediamo mostrarci orgoglioso il suo parterre di patinatissimi ospiti, composto da modelli e tronisti che si pavoneggiano a bordo piscina nei loro minicostumi. Arriviamo, poi, a toccare il fondo quando ci mostra, con un certo vanto, dei video sul suo modernissimo cellulare che vedono un susseguirsi di svastiche e immagini del duce con il sottofondo di "faccetta nera" (non a caso è molto amico del premier Berlusconi!). Per passare a Fabrizio Corona che cerca di dipingersi come vittima indifesa dello stato, facendosi riprendere nudo sotto la doccia o mentre conta mazzette straboccanti di soldi ed ha il coraggio o la faccia tosta (valutate voi) di definirsi un moderno Robin Hood: ruba ai ricchi per dare di più a se stesso! Forse è vero che Videocracy non ci mostra nulla di nuovo ma ci permette di rinnovare lo sdegno e il disgusto per un paese che ha come obiettivo unico l'apparire e che usa ogni mezzo per poterlo compiere. Tecnicamente il docu-film aveva un potenziale che non è stato sfruttato nel giusto modo: troppo lento anche se dura poco meno di 90 minuti e la voce fuori campo non aiuta. Inoltre gli argomenti si accavallano in maniera molto caotica confondendo le idee dello spettatore. Da ottimo spunto per un'indagine approfondita della situazione attuale della tv in Italia si arriva ad un atto accusatorio sin troppo scontato. Vedendo questo film non è possibile non chiedersi come siamo arrivati al punto in cui sono le tv commerciali: in mano a gente che non fa che arricchirsi solo con l'ormai mancante senso critico e di gusto della gente comune che concede loro una popolarità e una riconoscibilità smisurata e non meritata. Ci svela senza troppe novità come dal capostipite della politica "spettacolare", Berlusconi, anche la tv sia diventata solo apparenza e poca sostanza. Restano comunque ottimi spunti di riflessione.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Drag me to hell "


Regia: : Sam Raimi
Con:Alison Lohman, Justin Long, Jessica Lucas, David Paymer, Reggie Lee, Fernanda Romero
Musiche: Christopher Young
Fotografia:Peter Deming
Anno: 2009
Durata:99 minuti
Genere: Horror, Thriller
Trama
Christine Brown è un'ambiziosa agente di banca di Los Angeles. È fidanzanta con l'affascinante professor Clay Dalton e nella sua vita tutto sembra funzionare alla grande, perlomeno finché la misteriosa Mrs. Ganush arriva in banca per chiedere un prolungamento della scadenza sul suo prestito. Christine si trova davanti ad un bivio: seguire i suoi istinti e concederà alla donna la richiesta o negargliela per fare colpo sul suo capo, Mr. Jacks, ed ottenere una promozione. La ragazza sceglie la sua carriera umiliando la signora Ganush e facendole perdere la casa. Per vendetta, la vecchietta scaglia contro la ragazza una Lamia, potentissima maledizione, rendendole la vita un vero e proprio inferno. Perseguitata da uno spirito maligno e senza essere creduta dal fidanzato, la ragazza cercherà l'aiuto di un veggente di nome Rham Jas per salvare la sua anima dagli abissi degli inferi. Per aiutarla Rham cercherà disperatamente di invertire l'incantesimo lasciato contro Christine, ma mentre le forze del male si fanno strada freneticamente, Christine dovrà affrontare un nuovo dilemma: fin dove sarà disposta a spingersi pur di spezzare la maledizione?

Recensione
Sam Raimi dopo la trilogia di Spiderman (film con grandi budget di produzione e con incassi da record) voleva fare un film a basso budget, attori nuovi e nessuna aspettativa da parte del pubblico. E così è stato! Sam Raimi è tornato e il suo "Drag me to hell" ci riporta al filone di gran successo degli anni ottanta "La Casa". Si ritorna al vecchio stile del regista che, insieme al fratello, scrive una sceneggiatura in cui si combinano elementi prettamente orrorifici (porte che sbattono, oggetti che volano, presenze oscure e demoniache, sedute spiritiche..) ad elementi splatter ed esilaranti. Il film riesce bene nel suo intento tanto che ci troviamo a ridere fino alle lacrime in alcuni momenti (vedi lo scontro tra la Lohan e la Raver nel garage nei primi minuti di film), a sobbalzare dalla sedia in altri. Ci sono alcuni episodi davvero esilaranti come quello del sangue dal naso in banca o quello della vecchietta (una megera dei paesi dell'Est, proprio come negli horror Universal degli anni '30) con caramelle e dentiera. I momenti che nel film ci tengono inchiodati alla sedia sono calibrati con i momenti ci fanno inorridire, ci disgustano arrivandoci allo stomaco, diretti come un pugno ben assestato (le scene con vermi e mosche sono per stomaci forti!). Raimi riesce a riprendere il suo stile classico e riportarlo nel nostro cinema moderno creato e portato avanti dagli effetti speciali, con molta più consapevolezza, anche quando si sfiora il farsesco. Forse è proprio vero che oggi i film per piacere devono tornare a mostrare scene meno "realistiche", meno spaventose, si deve tornare ai vecchi film splatter proprio come ha fatto Raimi con Drag me to hell. La musica azzeccatissima in ogni momento della pellicola, ci accompagna negli abissi dell'inferno insieme alla protagonista, spassosa con le sue taglienti battute contro la nonnina. Alison Lohman è giusta nella parte della brava ragazza sottoposta ad ogni genere di torture dal demone Lamia e un plauso speciale va a Lorna Raver, perfetta nell'immagine della vecchia megera un po' repellente che la maledice. Sono convinta che anche questo nuovo lavoro di Sam Raimi entrerà nei film- cult degli ultimi anni.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Il messaggero "


Regia: : Peter Cornwell
Con:Virginia Madsen, Amanda Crew, Elias Koteas, Kyle Gallner, Martin Donovan, Ty Wood, Erik Berg, John Bluethner, Sophi Knight, D.W. Brown, John B. Lowe, Will Woytowich, Adriana O'Neil, James Durham
Musiche:Robert J.Kral
Fotografia:Bruno Delbonnel
Anno: 2009
Durata:92 minuti
Genere: Horror, Thriller
Trama
A quanto pare negli Stati Uniti sono molte le case infestate e nello stato del Connecticut ancora di più. Tratto da una storia vera, narra la vicenda dei coniugi Campbell, Sara e Peter, costretti a traslocare in un villaggio del Connecticut, per garantire al figlio maggiore Matt cure adeguate contro un cancro. I Campbell trovano sistemazione in un'elegante dimora vittoriana non lontana dalla clinica che ha in cura il ragazzo, ma ben presto apprendono inquietanti particolari sul passato della dimora, che negli anni '20 era stata il laboratorio di un'agenzia di pompe funebri molto discutibile e chiacchierata. Scoprono infatti un piccolo cimitero sul retro, una camera d'imbalsamazione nel seminterrato e cassetti pieni di terribili fotografie di cadaveri mutilati. Quel che è peggio, però, è che il figlio del precedente proprietario, Jonah era un sensitivo e, nel corso di alcune sedute spiritiche, veniva utilizzato come collegamento con alcuni spiriti tormentati e addirittura alcune presenze demoniache. Ciò che gelerà il sangue ai Campbell sarà scoprire che Jonah non ha affatto abbandonato la casa in cui era vissuto...

Recensione
Sono andata a vedere Il Messaggero con qualche dubbio ma ne sono uscita più che soddisfatta. Recentemente i film horror visti al cinema sembravano tutti uguali con trame banali, scene ridicole e tentativi totalmente falliti di ricreare dei successi del passato (basta ricordare il pessimo The Orphanage che cercava di riprendere i tratti salienti di The Others). Invece questo film qualcosa in più degli altri lascia. Certo è pur sempre un film horror con delle banalità evidenti e momenti più che prevedibili ma il regista, con una buona capacità tecnico-formale, ha una storia di fondo non male e riesce e renderla bene con scene ricche di suspance e che a tratti fanno sobbalzare dalla sedia. L'inizio è leggermente debole e ricorda il vecchio film degli anni 70 Amityville Horror (ripreso qualche anno fa in un remake) o il più famoso Shining di Stanley Kubrick, con la famiglia che si trasferisce nella vecchia casa vittoriana, infestata da presenze demoniache ma il tutto funziona molto bene. Finalmente ritroviamo un film che parla di case infestate e che meriti di essere definito come tale e di essere inserito nel genere con dignità. Tornano le leggende, gli spiriti cattivi e quelli buoni che cercano di mandare degli avvertimenti, rituali e sedute spiritiche, sogni che forse tanto sogni non lo sono ma tutto è messo al posto giusto, tutto segue le regole del genere senza grandi pretese. Per concludere c'è un buon cast capitanato da una brava Virginia Madsen, ultimamente poco vista in film da ricordare. Il film strizza l'occhio anche ai buoni sentimenti mostrandoci il dolore di una famiglia di fronte alla malattia e Peter Cornwell riesce a regalarci delle scene molto toccanti nei momenti di sospensione del film mostrandoci come il coraggio di una madre possa andare oltre anche ad una malattia che non lascia scampo.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Harry Potter e il principe mezzo sangue "


Regia: : David Yates
Con:Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Michael Gambon, Alan Rickman, Maggie Smith, Melena Bonham Carter, Bonnie Wrigth
Musiche:Nicholas Hooper
Fotografia:Bruno Delbonnel
Anno: 2009
Durata:153 minuti
Genere: Fantastico, avventura
Trama
In Harry Potter e il Principe Mezzosangue Voldemort allunga la sua ombra minacciosa sia sul mondo dei Babbani che su quello dei maghi e Hogwarts non è più un posto sicuro e accogliente come in passato. Harry sospetta che i pericoli minaccino anche la scuola, ma Silente concentra la sua attenzione nel prepararlo alla battaglia finale, che sa essere inevitabile. I due insieme cercano di penetrare nelle difese di Voldemort ed allora Silente chiama il vecchio amico e collega Horace Lumacorno, le cui competenze considera fondamentali. Nel frattempo gli studenti subiscono gli attacchi di un avversario molto particolare: gli ormoni adolescenziali. Harry è sempre più attratto da Ginny. Mentre Lavender Brown ha deciso che Ron è il tipo giusto per lei, Hermione soffre di gelosia, ma fa di tutto per non farlo vedere. Ma uno studente rimane in disparte, deciso a lasciare il suo segno, anche se cupo. L'amore è nell'aria, ma la tragedia è imminente e forse Hogwarts non sarà più la stessa.

Recensione
Vedendo i film della saga di Harry Potter ci troviamo di fronte ad un grande lavoro di sintesi e di scrittura che cerca di trasporre in maniera equilibrata e soddisfacente i libri scritti da JK Bowling. Il film tratto dal penultimo libro della saga, Il Principe Mezzosangue, delude molto le aspettative dei fan. Il regista David Yates delude proprio come aveva fatto per la pellicola precedente (L'ordine della Fenice) confezionando un film lungo e ripetitivo. La prima parte promette bene con i mangiamorte che invadono il mondo dei Babbani e devastano un ponte londinese, in un tripudio di effetti speciali ma la seconda parte soffre e fatica a scorrere in maniera fluida. La sceneggiatura è confusa soprattutto per chi non ha letto i libri ed anche il montaggio pecca di alcune incertezze (cosa sconvolgente vista l'uscita rimandata di otto mesi!). Si può dire che questo episodio non sia il punto massimo della saga del giovane maghetto prescelto per sconfiggere il signore oscuro Voldemort; proprio ora che la storia ha cambiato rotta prendendo delle sfumature più oscure e dark, ci si aspettava maggiore convinzione e soprattutto più spiegazioni riguardanti la storia di Voldemort. Ormai i protagonisti sono cresciuti e in questo capitolo li vediamo nel pieno dei primi problemi che si hanno con l'età adulta e coinvolti in oscuri complotti che li catapulteranno nella battaglia finale. Il mio giudizio positivo è soprattutto per l'ottima fotografia e i magnifici effetti tecnici e visivi anche se l'azione è davvero poca per le oltre due ore e mezza di film. I dialoghi strappano qualche sorriso (simpatico davvero il personaggio di Ron alle prese con le prime schermaglie amorose) ma non sono incisivi come ci si aspettava. Le dinamiche amorose sono un po' sopra le righe, non accontentano i lettori né chi ignora completamente i libri. La storia tra Harry e Ginny non viene spiegata e si sviluppa solo alla fine (accennata) mentre viene dato ampio spazio alla storia di Ron con Lavanda Brown e alle derivanti scenate di gelosia di Ermione. Il rapporto tra Harry e Silente che insieme compiono le ricerche per la battaglia finale vengono messe in secondo piano quando in realtà dovrebbero costituire il filo conduttore della storia. Alla scena finale si doveva concedere uno spazio maggiore: tutto rimane in sospeso senza spiegazioni che ci ripaghino di due ore e mezza di film. Il film piacerà comunque ai fan che vedranno in questo un prologo, leggermente lungo, al capitolo finale Harry Potter e i doni della morte, che verrà diviso in due parti. Degna davvero di nota la scena in cui Silente ed Harry entrano nella profonda grotta in cerca dell'Horcrux. In conclusione il cast è davvero di una qualità elevata, il film fa sorridere in alcuni momenti, sobbalzare in altri, ma non lascia il segno e da un mago come Harry Potter ci si aspettava una magia più convincente.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Transformer - La vendetta del caduto "


Regia: : Michael Bay
Con:Shia LeBeouf, Megan Fox, Jhon Torturro, Josh Duhamel
Musiche: Steve Jablonsky
Fotografia:Salvatore Totino
Anno: 2009
Durata:147 minuti
Genere: Azione, fantascienza
Trama
La battaglia per la salvezza della Terra è giunta al termine, ma quella per l'universo è appena iniziata. Dopo il ritorno a Cybertron, Starscream assume il comando dei Decepticon e decide di tornare sulla Terra con la forza. Sam è ormai al college, ha lasciato a casa il suo amico Autobot Bumblebee e la fidanzata Mikaela. Nel frattempo gli Autobot, che credevano che la pace fosse ormai definitiva, collaborano con gli umani per scovare gli ultimi Decepticons nascosti sulla Terra. Insieme ai militari scoprono che il cadavere di Megatron è stato trafugato e riportato in vita da Skorpinox. Ora anche lui si appresta a tornare insieme agli altri nemici e ai rinforzi dei Decepticon. Gli Autobot, aiutati da Sam e Mikaela, serrano i ranghi per prepararsi all'estrema difesa.

Recensione
Tornano i Transformer con un secondo capitolo ancora più arricchito di effetti speciali e scene d'azione spettacolari. Tratto dal famoso cartone animato degli anni '80, il film vede alla regia un esperto di questo genere di pellicole ipertecnologiche, Michael Bay (tra i suoi film ricordiamo Pearl Harbor e Armageddon). Produce il leggendario Steven Spielberg, eterno ragazzino di Hollywood che riesce a far rivivere le fantasie di ogni bambino. Infatti questo è un film che piacerà soprattutto agli appassionati del genere e ai più piccoli, che rimarranno incantati davanti alle trasformazioni degli autobot in giganteschi robot (visivamente perfetti). Effetti speciali ottimi della solita Industrial Light and Magics di George Lucas. Tornano gli attori del primo capitolo: dal belloccio che piace tanto alle ragazzine, Shia LeBeouf (ormai sulla cresta dell'onda) che interpreta Sam, alla bomba sexy che piacerà molto ai papà, Megan Fox che interpreta la fidanzata Mikaela; per finire con il simpaticissimo personaggio ex agente segreto finito a lavorare con la mamma, interpretato ancora una volta da John Turturro. Si perde molto del primo film, nettamente superiore al secondo capitolo, tra cui la riflessione profonda sul rapporto tra umani e tecnologia. Il film non si ricorderà per l'alta recitazione, la peggiore è proprio Megan Fox, sempre in pose sexy e ammiccanti,con trucco e capelli perfetti nonostante gli spari e le esplosioni. I due ragazzi corrono per gli ultimi 40 minuti di film, cadono tra la sabbia del deserto, vengono catapultati da una parte all'altra ma si rialzano sempre, belli e perfetti come mai. Shia Le Beouf risulta credibile e bravo nelle poche scene recitate, da quelle divertenti a quelle più romantiche. A parte tutto ciò gli effetti speciali sono ben fatti; ci troviamo di fronte al solito blockbuster con i soldati americani che combattono per difendere il mondo, esplosioni, monumenti distrutti e robot che si distruggono a vicenda per tutto il film. Da notare la bella ambientazione nel deserto egiziano e sullo sfondo le grandi piramidi di Giza, spettatrici della guerra tra Autobot e Decepticon, capeggiati dal redivivo Skorpinox, tornato sulla terra per vendicarsi del genere umano.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Una notte da leoni"


Regia: : Todd Phillips
Con:Bradley Cooper, Heather Graham, Justin Bartha, Zach Galifianakis, Ken Jeong, Ed Helms, Rachael Harris, Gillian Vigman, Dan Finnerty, Bryan Callen, Sondra Currie
Musiche:Christophe Beck
Fotografia:Lawrence Sher
Anno: 2009
Durata:98 minuti
Genere: Commedia
Trama
Doug deve sposarsi e decide di passare due giorni a Las Vegas per festeggiare l'addio al celibato. Cosa potrà mai succedere nella città delle luci, del rischio, del gioco d'azzardo e dei matrimoni celebrati per essere annullati il giorno successivo. Forse è molto meglio non svegliarsi del tutto la mattina seguente, anziché alzarsi con un vuoto di memoria e senza un dente, lo sposo sparito, una stanza devastata, un bambino chiuso nell'armadio, una tigre ringhiante nel bagno, una gang asiatica con le armi spianate e una spogliarellista con al dito l'anello delle grandi occasioni… per Phil, Stu e Alan comincia così la ricerca di Doug nella città delle luci!

Recensione
Da questo film penso che nessuno si aspettasse molto. Quando ho visto il trailer ho pensato che si trattasse della solita commediola stupida e un po' volgare, imperante nelle trame dei film degli ultimi anni. Invece seduti davanti allo schermo ci troviamo di fronte una pellicola davvero simpatica che richiama le commedie di Jud Apatow. Il regista riesce a incatenare situazioni comiche e momenti esilaranti suscitando nello spettatore risate dall'inizio alla fine del film (non perdetevi i titoli di coda, che mostrano le foto della famosa notte brava, tra i più divertenti degli ultimi anni!). Tutto comincia la mattina successiva alla megasbronza che i quattro amici hanno preso: perché la suite d'albergo è completamente distrutta? Come ci sono arrivate lì una tigre, un bambino e una gallina? Perché i tre amici non si ricordano più nulla di ciò che è successo durante la notte appena trascorsa? E in più un piccolo particolare: Che fine ha fatto Doug, il ragazzo che si deve sposare il giorno dopo? I tre si attivano subito per cercare di ritrovare l'amico e riportarlo a casa e pian piano riescono a venire a capo di tutti i misteri che avvolgono la "notte da leoni". Così l'improbabile trio si ritroverà in situazioni via via più rocambolesche e vedremo passare sullo schermo gag sempre più esilaranti, che spesso eccedono ma senza mai cadere nel banale (ogni tanto ci sono delle uscite un po' volgari ma sopportabili). Che dire poi dei tre protagonisti, inquadrati già nei primi minuti del film: Bradley Cooper, l'unico tra gli amici già sposato e con un figlio, insegnante che non vede l'ora di evadere durante la gita a Las Vegas; Ed Helm, dentista con una futura sposa gelosa e possessiva che si rivelerà il più scatenato nella città delle luci; infine Zach Galifianakis, futuro cognato di Doug, sboccato, barbuto e folle che ha le battute migliori del film. A lui sono riservate le scene più comiche della pellicola come quelle assieme al bebè (esilarante il momento in cui gli mette i suoi occhialoni) o quella che lo vede nella citazione di Rain man (da morir dal ridere!). Simpatici i cammei nel film come quello di Mike Tyson e il boss cinese, Ken Jeong, con tendenze gay e una strana parlata. Per concludere la colonna sonora è attuale e molto azzeccata (si spazia da Phil Collins al sempreverde Elvis Presley) , la fotografia colorata e brillante. Insomma un film da vedere sicuramente e che ci fa uscire dal cinema con il mal di pancia. Unica pecca anche se non del film è che sarebbe stato meglio il titolo originale: The hangover, letteralmente il dopo sbornia.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale



" Una notte al museo 2 "


Regia: : Shawn Levy
Con:Ben Stiller, Amy Adams, Dick Van Dyke, Owen Wilson, Robin Williams, Hank Azara
Musiche:Alan Silvestri
Fotografia:John Schwartzman
Anno: 2009
Durata:105 minuti
Genere: Commedia
Trama
Larry Daley non è più il guardiano del Museo di Storia Naturale, ha fatto fortuna e ora è un giovane imprenditore. Eppure, come all'inizio del film precedente, non è troppo soddisfatto e sente che qualcosa gli manca. Quel qualcosa che trova nelle sue sempre più sporadiche visite al vecchio museo. Ma non è più tempo di statue di cera e plastiche, il Museo di Storia Naturale si sta infatti sbarazzando delle vecchie ricostruzioni come delle piccole miniature. Imballate in casse da viaggio, le vecchie attrazioni sono destinate all'archivio federale dello Smithsonian Museum di Washington. Per uno scherzo della solita scimmia cappuccina, però, assieme alle statue viene imballata anche la tavola egizia che ha il potere di animarle e che, portata a Washington, darà vita a tutto lo Smithsonian Museum compreso Kahmunrah, fratello di quell'Ahkmenrah che si trova nel museo di New York.

Recensione
Una notte al museo vede di nuovo come protagonista Ben Stiller che interpreta l'ex guardiano notturno del museo di storia naturale di New York, ormai diventato il padrone di un'azienda di successo grazie alle sue invenzioni. Sin dal principio del film, però, capiamo che il giovane Larry non è soddisfatto e riesce a ritrovare quel poco di serenità solo quando ritorna a far visita ai suoi amici di cera nel museo. Quando scopre che proprio quegli amici che lo rendono migliore stanno per essere portati via, nel più grande museo del mondo, allora lo spirito d'avventura torna prepotente in lui. Quando, poi, scoprirà che sono in pericolo, correrà da loro e si troverà ad affrontare un intero museo, con opere provenienti da tutto il mondo che riprendono vita. C'è da dire che il film non verrà ricordato come capolavoro ma fa divertire il pubblico. In effetti la pellicola riprende gli ingredienti del prequel e li rimette insieme aggiungendo delle nuove figure storiche e ambientandolo in un luogo davvero suggestivo; tutto è più grande: il museo, i nemici (molto simpatico il faraone egizio che ha la cosiddetta "zeppola" quando parla), gli effetti speciali. La pellicola punta proprio sulla fantasia dei più piccoli, che si divertono si, ma che forse non riescono a capire tutte le battute, come quella del generale Custer che prima di andare a dormire si passa 100 colpi di spazzola (tra le altre cose dipinto come un ragazzetto ingenuo e un po' poco coraggioso) oppure Napoleone che spiega a Larry di aver lasciato in Italia molti discendenti dopo il suo soggiorno a Sant'Elena e che uno di questi ora è un pezzo grosso, un uomo potente e simpatico…una volta cantava sulle navi. Questo è proprio uno degli aspetti negativi della pellicola: aver abusato troppo di battute non a tutti comprensibili e di aver giocato troppo con i nostri dialetti; sembra un po' una macchietta il guardiano del museo Brendòn (con l'accento sulla "o"), italo- americano che parla in napoletano. Molto carini alcuni dei personaggi, alcuni della vecchia guardia come il cowboy Jedediah (un simpatico Owen Wilson) e il generale romano Ottavio (preso per interpretare Cesare a Cinecittà) e le nuove leve tra cui gli Einstein dalle teste ballerine, la prima pilota donna Amelia Earhart e i gli amorini che cantano a ritmo di rap sulle note di "More than a woman" dei Bee Gees.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Angeli e Demoni "


Regia: : Ron Howard
Con:Tom Hanks, Ayelet Zurer, Ewan McGregor, Stellan Skarsgard, Pierfrancesco Favino
Musiche: Hans Zimmer
Fotografia:Salvatore Totino
Anno: 2009
Durata:140 minutii
Genere: Thriller, azione
Trama
Robert Langdon, brillante professore di simbologia, si trova faccia a faccia con un altro grande mistero quando viene convocato con urgenza dal Vaticano per decifrare il significato di un simbolo recapitato insieme a una lettera minatoria in un momento estremamente delicato per la Chiesa, quello del Conclave per l'elezione del nuovo Papa. La lettera sembra ricondurre ad una omonima setta realmente esistita, costituita da scienziati ed artisti in netto contrasto con i dogmi ecclesiastici. Al primo assassinio ne seguiranno altri e Langdon, aiutato dalla scienziata italiana Vittoria Vetra, dal capo delle Guardie Svizzere Richter e dal comandante della Gendarmeria Vaticana Olivetti, si troverà a condurre una caccia senza quartiere all'assassino, tra funamboliche corse tra le strade di Roma e criptici indizi celati tra statue e monumenti, per evitare che gli Illuminati portino a termine il loro piano di distruzione dello Stato Vaticano attraverso l'esplosione di un cilindro di antimateria appositamente trafugato dal CERN e nascosto nel cuore della città eterna.

Recensione
Angeli e demoni è senza dubbio un buon film, ci fa uscire dal cinema soddisfatti ma non del tutto. Sentiamo che manca qualcosa che lo renda un film più che buono; personalmente mi ha lasciato un retrogusto amaro anche se la storia, tratta dal best-seller mondiale di Dan Brown, è ben tradotta nella forma filmica. Il plot narrativo è stato rispettato proprio per la maggiore linearità del romanzo, più rispettato rispetto al film precedente, Il codice Da Vinci, che per la sua complessità di trama e la sua molteplicità di elementi e particolari, ha subito maggiori stravolgimenti. Lo spettatore riesce meglio a concentrarsi sul film senza dover prestare attenzione a particolari rilevanti, costellati nella visione. Abbiamo meno spiegazioni storiche, scientifiche e molta più azione. La cosa che colpisce di più del film sono i tantissimi effetti speciali. In fondo come si fa a raccontare una storia ambientata nei luoghi sacri della religione cattolica a Roma senza poter girare nelle location reali? Bhe, basta chiedere e la grande produzione di Hollywood ricrea a Los Angeles, con uno sforzo di ricostruzione davvero fuori dalla norma, alcuni dei luoghi più belli e maestosi di Roma: San Pietro, la cappella Sistina, le chiese, le fontane. Basti pensare che per ricostruire San Pietro sono stati mandati tantissimi finti turisti a Roma per scattare più di 250.000 foto e per girare svariati filmati della piazza. Partendo dalle foto, sono stati usati i principi della fotogrammetria per ricavare la geometria in 3d degli edifici; le ombre, le statue, i fregi e i dettagli sono stati inseriti al computer. Alla fine la piazza costruita era grande due terzi dell'originale. Gli interni sono stati girati alla Reggia di Caserta. Alcuni elementi del film non convincono come le dinamiche del primo omicidio al CERN (non vi svelo nulla vi dico solo che c'entra un occhio), e la rappresentazione non proprio positiva delle nostre forze dell'ordine. Le cose positive? C'è gran ritmo, un montaggio rapido e le musiche sono avvincenti; inoltre il cast è ottimo, da Tom Hanks a Ewan McGregor anche se un plauso speciale va al nostro Pierfrancesco Favino, stella tra le stelle, sempre più splendente. Infine un elemento fondamentale per la riuscita del film: Roma, la città eterna con i suoi tramonti, piazze, fontane, è totalmente protagonista ed è uno sfondo mozzafiato per i percorsi fatti a tutta velocità tra le vie del centro fino ad arrivare ai piedi di Castel Sant'Angelo al tramonto.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Gran Torino "


Regia: Clint Eastwood
Con: Clint Eastwood, Cory Hardrict, John Carroll Lynch, Garaldine Hughes, Brian Haley, Brian Howe, Nana Gbewonyo, Chris Carley, Bee Vang, Choua Kue, Chee Thao
Musiche: Kyle Eastwood
Fotografia:Tom Stern
Anno: 2008
Durata:116 minuti
Genere: Drammatico
Trama
Walt Kowalski è un veterano della guerra di Corea che continua a nutrire sentimenti razzisti nei confronti del popolo coreano. Proprio nella casa accanto alla sua abita una famiglia di etnia Hmong e il suo quartiere è invaso dagli immigrati. Ha lavorato per cinquanta anni in una fabbrica Ford, è da poco rimasto vedovo, non riesce a migliorare il rapporto già problematico con i figli, è burbero e scontroso. Le sue uniche passioni, oltre alla birra, sono il suo cane e un'auto modello Gran Torino del 1972. Un giorno il ragazzo coreano che gli abita accanto proverà a rubargli l'auto, da quel momento le cose cominceranno a cambiare.

Recensione
Un uomo profondamente convinto delle proprie idee può cambiare la sua opinione quando ormai gran parte della vita è passata? Walt Kowalski è un reduce della guerra in Corea ed ha sempre odiato i coreani, i neri e tutti gli stranieri che ormai rappresentano la popolazione del suo quartiere. Quando il film finisce si prova una soddisfazione ormai rara nel cinema e ci si chiede come faccia il nostro caro Clint a non sbagliare un film da anni. Eastwood ci regala un'altra chicca nata dalle sue doti di regista ma soprattutto di attore. Osservandolo sullo schermo sembra di rivederlo, con i suoi occhi di ghiaccio, ringhiare ai pistoleri rivali nei film western di Sergio Leone. Chiunque vorrebbe essere di fronte a lui mentre con la mano fa il gesto di caricare una pistola immaginaria e sparare verso la banda criminale dei coreani ( sparare si ma con l'anima ormai stanca dell'ispettore Callaghan). Magnifiche anche le battute molto divertenti nella prima parte del film, che Eastwood ci regala con la sua solita calma come quella rivolta al gruppo di ragazzi neri che molestano la vicina di casa coreana: "Avete mai fatto caso che ogni tanto si incontra qualcuno che non va fatto incazzare? Quello sono io". Walt è un uomo solo, ha un rapporto difficile con i figli e la fede mentre i nipoti non lo sopportano. I fantasmi del passato lo perseguitano nei ricordi e lo capiamo subito dallo scambio di battute che ha con il giovane prete che vorrebbe farlo confessare almeno una volta. Walt gli dice: " Lei non sa niente della vita e della morte…quello che ossessiona di più un uomo è ciò che non gli è stato ordinato di fare". Clint Eastwood è perfetto nel mostrarci come un uomo, indurito dalla vita e dai ricordi possa cambiare e addolcirsi fino ad apprezzare una nuova cultura, fino a diventare amico di quelle persone che odiava, che disprezzava tanto da non sopportarne la vista, fino a ritrovare se stesso e la fiducia negli altri. La macchina Gran Torino del 1972 non è più la sua unica amica, non è più la sola che ha bisogno di attenzione. Alla fine, nell'ultima superba sequenza, quasi non si riconosce più il personaggio dell'inizio che ormai ha abbattuto la sua corazza di difesa, ha affrontato la solitudine ed ha imparato dagli errori. Il volto duro e scolpito di Eastwood, che con uno sguardo solo riesce a esprimere un universo intero di sentimenti contrastanti, rimane nei cuori e nelle menti di chi guarda questo film. Il grande regista affronta tante sfumature, sfaccettature della società americana di oggi, una società che ha paura di chi è diverso, una società che inizia a guardarsi le spalle furtivamente…e lo fa con temi come il razzismo, la violenza, l'amore, la paura, il senso di colpa. Un film davvero bello, intenso, duro, divertente e drammatico allo stesso tempo e vedendolo ci si chieda come abbiano fatto i membri dell'Accademy a scordarsi completamente della pellicola agli oscar di quest'anno.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" La verità è che non gli piaci abbastanza "


Regia: Ken Kwapis
Con: Ginnifer Goodwin, Jennifer Aniston, Scarlett Johansson, Ben Affleck, Jennifer Connelly, Drew Berrymore, Justin Long, Bradley Cooper, Kevin Connelly
Musiche: Cliff Eidelman
Fotografia:John Bailey
Anno: 2008
Durata:129 minuti
Genere: Commedia, sentimentale
Trama
Gigi è una ragazza innamorata dell'amore, si illude che i ragazzi non la richiamino per i motivi più disparati. A farle comprendere il mondo maschile ci pensa Alex, il gestore di un locale che le insegna un'amara verità: Se gli uomini non ti vogliono è perché non gli piaci abbastanza. Gigi è il collante di una storia corale, ambientata a Baltimora, in cui si raccontano le situazioni sentimentali di un gruppo di giovani tra i venti e i trenta anni: c'è Mary che cerca l'amore on-line, Anna la mangiatrice di uomini, Janine la donna tradita, Beth che vive con l'uomo perfetto nell'attesa della proposta di matrimonio, Neil l'uomo perfetto, Conor che non richiama mai dopo il primo appuntamento e Ben il traditore.

Recensione
La verità è che non gli piaci abbastanza trae spunto dal manuale di auto-aiuto scritto da Greg Behrendt e Liz Tuccillo (consulente e autrice della serie tv Sex and the city) che esplora i rapporti sentimentali in tutte le sue sfaccettature . Le storie di nove personaggi si intrecciano per mostrarci storie diverse tra loro ma con un denominatore comune: i rapporti d'amore. Nel film, leggermente lungo ma piacevole, la parte femminile è più approfondita con interpreti come Jennifer Aniston, Ginnifer Goodwin, Jennifer Connelly, Drew Berrymore e Scarlett Johansson. La parte maschile, buona ma comunque più in secondo piano, è ben rappresentata da Ben Affleck, Bradley Cooper, Kevin Connelly e Justin Long. Il film rispecchia fedelmente le differenze nei comportamenti tra donne e uomini nei rapporti di coppia. Le donne risultano più riflessive, sempre attente ai minimi dettagli, gesti e parole di un uomo, in poche parole sono più paranoiche. Il perno centrale dell'intreccio è Gigi, ragazza già confusa e sostenuta dalle amiche che le infondono ancora di più false speranze: "magari se non ti ha più chiamato è perché ha perso il tuo numero oppure è fuori città". Prototipo di questa figura insicura e piena di interrogativi, Gigi si farà aiutare a capire gli uomini e l'amore dall'amico del ragazzo che l'ha appena scaricata. L'uomo la illuminerà spiegandole che mentre una donna si fa una domanda l'uomo ha già archiviato tutto senza indecisioni perché non esistono eccezioni ma solo una regola; se dopo un incontro lui ti dice ti chiamo ma non ti chiede il numero e sei tu a darglielo: non ti chiamerà! Se dice che ti ama e il matrimonio non serve a consolidare quello che già c'è: non ti sposerà mai! La ragazza decide che non vuole essere più una regola ma l'eccezione però se lui non ti richiama dopo un appuntamento, se non ti vuole sposare, se non viene a letto con te….forse non è interessato a te….no, non ti fare illusioni, non rimanere davanti al telefono in attesa che squilli…tanto non ti cercherà e sai perché? Perché la verità è che non gli piaci abbastanza!!!! Il film che inizialmente sembra mostrarci le solite storie d'amore di delusioni e tradimenti, diventa una sorta di manuale d'amore e tutti nel vederlo ci rendiamo conto di come le storie e gli aneddoti raccontati ci appartengono più che mai. In una società in cui ormai la tecnologia funge da intermediario per conoscersi è emblematica la frase che Drew Barrymore, purtroppo relegata a ruolo secondario, dice all'amica Scarlett Johansson: "Le cose sono cambiate. La gente non si incontra più. Se voglio essere più attraente per il sesso opposto, non cambio taglio di capelli, aggiorno il mio profilo."

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


" Io & Marley "


Regia: David Frankel
Con: Owen Wilson, Jennifer Aniston, Alan Arkin, Kathleen Turner, Eric Dane, Alan Bennett
Musiche: Theodore Shapiro
Fotografia:Don Burgess
Anno: 2008
Durata: 115 minuti
Genere: Commedia, sentimentale
Trama
Jenny e John si sposano e si trasferiscono dal Michigan a West Palm Beach in florida per iniziare una nuova vita. I due iniziano a lavorare in due giornali concorrenti, comprano casa e iniziano a pensare di allargare la famiglia. John, spaventato da una possibile paternità, segue il consiglio del suo amico Sebastian e regala alla moglie un cucciolo di Labrador, Marley. Il cucciolo si rivela "il peggior cane del mondo", reticente a imparare l'educazione e con molte paure. Il cane vedrà crescere la famiglia nel corso degli anni, fino alla nascita di tre figli della coppia.

Recensione
Io e Marley è un film che non poco commuoverà chiunque abbia condiviso una parte della propria vita con un animale domestico, in particolare con un cane. David Frankel, regista di "Il diavolo veste Prada", ricava una storia dall'omonimo libro del giornalista John Grogan, una serie di racconti autobiografici nati come editoriali per il giornale in cui lavorava e che vedevano al centro di tutto il suo Labrador. Nel film i coniugi Jenny e John si sposano e cambiano subito vita, decidono di trasferirsi in un posto più caldo dopo che la loro prima notte di nozze è rovinata da una bufera di neve. John impaurito dalla voglia di maternità di Jenny, su consiglio del suo collega, il supersingle Sebastian, regala alla moglie il cucciolo di Labrador Marley (nome dedicato al re del reggae Bob Marley). L'amico gli dice: "Niente di più facile, lo porti a spasso, gli dai da mangiare, lo fai uscire ogni tanto". Ma da quel momento le loro vite saranno sconvolte per tutti i guai che il cucciolo combina: distrugge i divani, mangia muri di cartongesso, rovescia i secchi dell'immondizia, beve l'acqua dal water e insegue i fattorini ma nello stesso tempo si crea un legame cane-padroni indissolubile, fino alla fine. Sono molto simpatiche le gag che per tutta la prima parte del film ci mostrano i guai che il cane crea in casa e ai suoi amatissimi padroni (spassosa la scena in cui i due coniugi, esasperati dalle passeggiate che diventano maratone, tentano di far educare il cane dall'addestratrice Kathleen Turner!). Presto la famiglia si allarga, nascono i tre figli, la coppia attraversa, come succede in tutti i matrimoni, alti e bassi. Jenny rinuncia al suo lavoro, ai suoi sogni per i figli, si stressa, si esaspera e John, preso dalle sue ambizioni, cerca di aiutarla e capirla. Si rompono degli equilibri, i due vanno in crisi, la affrontano, a volte con rabbia e risentimento, la risolvono capendo alla fine che l'amore per i figli, per la famiglia, il legame tra loro è il più forte che c'è. Marley è un vero e proprio membro della famiglia, anzi ne è parte centrale; arriva quando sono solo in due finisce per diventare un elemento fondamentale per i tre bambini che arrivano a completare la famiglia. Marley osserva i suoi padroni, li vede crescere e diventare adulti, vede nascere e crescere i bambini. Il cane instaura dei rapporti profondi con i suoi padroni tanto da capire i momenti di dolore ed è capace di stargli vicino. Perché ad un cane non importa se siamo cattivi, burberi, se li trattiamo con distanza, se non li accarezziamo, loro ci amano e ci danno amore in maniera incondizionata. La pellicola è molto simpatica e scorrevole nella prima parte e davvero molto molto commuovente nell'ultima. Chiunque abbia avuto un cane sa quanto sia difficile dirgli addio e la scena in cui la famiglia si stringe intorno all'animale ormai anziano e stanco è toccante. Gente preparate i fazzoletti, soprattutto se la vostra sensibilità verso questi incredibili animali è spiccata!

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


"The wrestler"


Regia: Darren Aronofsky
Con: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood
Musiche: Clint Mansell
Fotografia:Maryse Alberti
Anno: 2008
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico
Trama
Alla fine degli anni '80 il wrestler professionista Randy "The Ram" Robinson era al culmine della sua carriera. Oggi arranca esibendosi per i suoi fan nelle palestre dei licei del New Jersey. Randy è solo e vive per il brivido dello show, per l'adrenalina del combattimento e per l'adorazione dei suoi pochi fan rimasti. Un giorno viene colto da un infarto dopo un match e viene obbligato dal medico a smettere di combattere, altrimenti potrebbe morire. Randy, lontano dal ring, prova a rifarsi una vita: trova lavoro in un supermercato, cerca di riallacciare un rapporto con la figlia ormai adolescente e inizia una storia con una non più giovane spogliarellista. Per un po' le cose funzionano ma il richiamo della ribalta è troppo forte, così decide di tornare sul ring per un ultimo match di rivincita con il suo nemico storico, l'Ayatollah.

Recensione
Avete presente quella forte sensazione di solitudine che tutti almeno una volta nella vita abbiamo provato? Randy "The Ram" Robinson ha questa costante sensazione che lo accompagna ovunque, in ogni passo della sua vita. Lo capiamo sin dall'inizio della pellicola in cui vediamo Randy che è seduto di spalle in un aula da solo, dopo un match, nel silenzio, lo stesso silenzio che lo accompagna ogni giorno. Vive in un mondo che se ne frega di lui, ha una figlia che non lo considera ed è pieno di acciacchi e cicatrici, non solo nel fisico ma anche nell'anima. Il regista non scivola mai in sentimentalismi e continua a seguire il suo personaggio, spesso riprendendolo di spalle con la macchina a mano e dei piani-sequenza. Mickey Rourke interpreta in maniera eccellente questo personaggio che ha sulle spalle mille sconfitte personali. Il ruolo sembra scritto proprio per l'attore che, come l'araba fenice, rinasce dalle sue ceneri fatte di passati abusi di alcol, droghe e incontri sul ring come pugile che hanno trasformato la sua faccia. Ruolo che gli ha regalato, oltre al ritorno nello star system, vari premi tra cui un Golden globe e una candidatura all'oscar, strappatogli letteralmente dalle mani da Sean Penn per Milk. Rourke risulta credibile proprio perché il film sembra riportare sullo schermo la sua storia personale ed è per questo che è così bravo nel trasmetterci tutte quelle sensazioni di dolore e disillusione, che attraversano il personaggio. Illusione che urla nell'eco dei suoi fan che lo acclamano poco prima di iniziare il suo nuovo lavoro nel supermercato ma appena passa la tendina sarà di nuovo il silenzio a rimbombare nella sua vita. Ma è un silenzio che non può sopportare nemmeno quando un cliente lo riconosce, per caso, dietro al banco gastronomico; preferisce ancora una volta sopportare il dolore fisico e scappare via per affrontare il suo ultimo incontro e per spiccare il suo ultimo volo dalle corde perché il ring è per lui "l'unico posto dove non mi faccio male". Da segnalare anche il grandissimo talento di Marisa Tomei, anche lei candidata all'oscar, che con il passar degli anni, diventa sempre più brava e più bella. E poi non si può non nominare la giovane attrice Evan Rachel Wood che, pur essendo giovanissima e apparendo poco nel film, ci lascia un'interpretazione eccellente, intensa e calibrata. Per concludere le musiche, bellissime, a partire dall'emozionante canzone di Bruce Springstin "The wrestler", scritta proprio per il film e del tutto dimenticata agli oscar (non è entrata nemmeno nella cinquina dei candidati!!!). Inoltre abbiamo dei brani icone dell'hair metal di fine anni '80, dagli Scorpion ai Quiet Riot, passando per Ratt e i Gun's Roses che con Sweet child of mine accompagnano The Ram sul ring. Il film, vincitore del leone d'oro a Venezia parla della solitudine di un uomo e del modo in cui questo uomo cerca di sfuggirgli senza riuscirci (lo dice lo stesso Randy alla figlia in una battuta del film: "Sono solo un vecchio pezzo di carne maciullata ma non merito di restare solo".) e che merita il plauso di tutti.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


"The watchman"


Regia:Zack Snyder
Con: Jackie Earle Haley, Patrick Wilson, Jeffrey Dean Morgan, Malik Ackerman, Mattew Goode, Billy Cudrup
Musiche: Tyler Bates
Fotografia: Larry Fong
Anno:2008
Durata: 163 minuti
Genere: Azione, fantascienza
Trama
America 1985. Nixon è stato eletto per la terza volta presidente e sul mondo incombe la minaccia di una guerra nucleare tra Usa e Urss. L'orologio dell'apocalisse segna cinque minuti alla mezzanotte. Un vecchio supereroe, il Comico, viene ucciso; faceva parte del gruppo degli Watchmen, le Maschere, messi al bando nel 1977 perché considerati vigilantes. Così l'ex guardiano Rorschach torna in azione per svelare il complotto che mira a screditare tutti i supereroi. Insieme ai suoi vecchi compagni, Dottor Manhattan, Gufo notturno, Spettro di seta e Ozymandias, scoprirà una cospirazione che potrebbe causare conseguenze catastrofiche per il futuro dell'intera umanità.

Recensione
Cosa sono gli Watchmen? Dei supereroi senza poteri e con doti straordinarie che vigilano sull'umanità, oppure dei criminali che pensano solo alle loro vecchie e gloriose imprese? Questo film ci mostra come una fantomatica società del 1985 rispecchi in pieno le paure, i timori e le fobie dei cittadini di oggi. L'ombra della guerra fredda che incombe sul mondo riporta ai giochi di potere e le minacce attuali e l'orologio che segna sempre cinque minuti alla mezzanotte sembra quasi suggerirci che al nostro pianeta forse mancano solo cinque minuti per esaurirsi del tutto. I supereroi sono maschere, si, ma di una civiltà che si evolve: abbiamo il buono pieno di dubbi e incertezze ( Gufo Notturno), la vamp frustrata (Spettro di seta), il vendicativo (Rorschach), l'incompreso (Dottor Manhattan) e il giusto reso folle dalla guerra (il Comico). Indossano delle maschere che alla fine hanno gettato via e il mondo li può finalmente vedere per quello che sono davvero, con le loro debolezze e paure. A questo proposito c'è da spiegare una cosa riguardo i fumetti: la storia è tratta da una miniserie a fumetti pubblicata in 12 albi mensili dalla Dc Comics, nel 1986. Nelle tavole, sceneggiate da Alan Moore e illustrate da Dave Gibbons, si trattavano temi molto forti come la guerra, la politica, la morte, l'amore, la filosofia, l'etica, il sesso, la religione. Si voleva proporre una rielaborazione della figura del supereroe per mostrarne gli aspetti umani. In questo senso il film rispecchia in pieno il fumetto e tutta la pellicola è pervasa da un gran senso di disillusione e angoscia. Non ho mai letto i fumetti ma vedendo il film una delle note dolens sembrano proprio le maschere: mi è sembrato di veder combattere sullo schermo Batman al fianco della sposa di Kill Bill, Silver Surfer e l'uomo senza ombra. L'altra nota dolens? L'estrema lunghezza del film. La prima parte è prolissa e solo alla fine della storia abbiamo la vera azione. La meraviglia di questa pellicola? Gli effetti visivi già noti con film come Sin city e 300, risultano spettacolari e gli scontri delle Maschere con i nemici in slow motion sono davvero ben fatti. È forte la provenienza dal fumetto con un'ambientazione dai colori scuri e le battute molto forti, a volte telegrafiche. Alcune scene sono molto violente e gli spruzzi di sangue colpiscono allo stomaco lo spettatore. Per concludere la colonna sonora è azzeccatissima. La carrellata storica, rievocata attraverso dei flashback che ci raccontano la storia di ogni supereroe e l'influenza delle Maschere nei momenti storici più importanti (dalla guerra in Vietnam all'assassinio di Kennedy), è sottolineata dalle musiche con pezzi bellissimi come "The times they are a changing" di Bob Dylan (per i titoli di testa) e Alleluja di Buckley.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


"THE READER"


Regia:Stephen Daldry
Con:Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross
Musiche: Nico Muhly
Fotografia:Chris Menges, Roger Deakins
Anno:2008
Durata: 124 minuti
Genere:Drammatico
Trama
The Reader racconta l'amore di Michael Berg per la misteriosa Hanna, amore nato quando a quindici anni fu iniziato al sesso dalla donna, allora trentaseienne. Dopo aver perso le sue tracce per otto anni, Michael, divenuto studente di legge, ritroverà Hanna in un'aula di tribunale, accusata di crimini contro l'umanità, scoprendo il suo lato oscuro di spietata nazista accusata di aver ucciso oltre trecento ebrei. Ma non tutto è come sembra: Michael ricorda di come alla donna piacesse ascoltare letture ad alta voce durante i loro incontri amorosi e capisce che Hanna porta con se un segreto che potrebbe assolverla da ogni accusa ma per cui è disposta a tutto pur di mantenerlo.

Recensione
The Reader ci parla di un amore tra un quindicenne, Michael, e una donna adulta, Hanna, nella Berlino del '58. Ci racconta la loro storia difficile, fatta di sguardi, di passione e di poche parole. Lei pretende che il ragazzo gli legga dei romanzi prima di fare l'amore; i due si amano, si vivono e si perdono. Sullo sfondo il dramma dell'Olocausto li farà incontrare di nuovo, a distanza di otto anni; lei imputata in un processo e accusata di essere una guardia delle SS, lui studente di legge. Un dramma che non appare mai visivamente sullo schermo ma che pervade tutto il film attraverso i ricordi e i racconti di chi subì i torti dell'odio e di chi quei torti li ha compiuti. Il ragazzo si ritrova ad essere un tacito testimone che non può rivelare quel legame tanto illecito quanto dolce con quella donna e quel analfabetismo che potrebbe alleggerire la sua condanna. Negli anni rimarranno complici dello stesso torto, da lontano, senza mai parlarsi di nuovo, uniti solo da alcune cassette che l'ormai uomo registra alla donna leggendogli i suoi romanzi preferiti. Kate Winslet è perfetta nel ruolo, dolce e dura nello stesso tempo, fragile e austera e di fronte alle sue parole non riusciamo a non chiederci come fu possibile chiudere gli occhi di fronte a tanto odio. La colpa rimane un nodo centrale del film espressa da una frase molto incisiva: "Chi sapeva? Tutti. Migliaia di campi..come avete permesso tutto ciò?". Il ragazzo crescerà e continuerà a porsi questa domanda, che segnerà tutta la sua vita. Il trucco che invecchia il personaggio che la superba Kate interpreta è perfetto. I suoi occhi e i suoi silenzi le hanno fatto finalmente portare a casa il tanto, e forse ingiustamente, aspettato oscar.

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale


"I love shopping"


Regia:PJ Hogan
Con:Isla Fisher, Hugh Dancy, Krysten Ritter, Joan Cusack, John Goodman, Kristin Scott Thomas, Leslie Bibb.
Musiche:James Newton Howard.
Fotografia:Jo Willems.
Anno:2008
Durata:104 minuti.
Genere: Commedia, romantico.
Trama
Rebecca Bloomwood è una ragazza vivace e spontanea, divide la casa con la sua amatissima amica Suze ed ha una passione irrefrenabile: lo shopping! Le sue carte di credito sono in rosso, un creditore la perseguita e viene licenziata dalla rivista di giardinaggio per cui lavora; cerca, così, di farsi assumere dalla sua rivista di moda preferita, l'ambita "Alette" ma si ritroverà qualche piano più in basso nello stesso edificio, a dare consigli sulla gestione delle finanze alla redazione di "Far fortuna risparmiando". Le cose si complicano quando Becky si innamorerà del suo capo Luke Brandon e lui scoprirà la sua disastrosa situazione finanziaria.

Recensione
Il film tratto dall'omonimo libro di Sophie Kinsella forse deluderà un pochino chi ha amato l'opera letteraria. Infatti ci offre una trasposizione diversa da ciò che potremmo aspettarci. Prima di tutto bisogna dire che la pellicola racchiude i primi due libri della collana: "I love shopping" e "I love shopping a New York". La storia viene ambientata a New York invece che a Londra e la nostra Becky Bloomwood lavora ad una rivista di giardinaggio invece che a "Far fortuna risparmiando", rivista in cui approda successivamente nel film. Questi ed altri elementi sono stati condensati in una commedia gradevole, carina e scorrevole. Becky ama lo shopping più di ogni altra cosa, per lei comprare è "come svegliarsi al mattino e rendersi conto che è sabato, è come i momenti migliori del sesso, è un piacere puro, assoluto, totale…è un diritto umano inalienabile". Becky esce di casa per andare al lavoro e si ritrova nei negozi a comprare, tentata dalle vetrine e dai manichino che prendono magicamente vita (soluzione davvero molto carina!). Nella pellicola questo elemento è centrale tanto che anche la storia d'amore passa in secondo piano. La protagonista, goffa e ingenua, ben interpretata dalla divertente Isla Fisher, risulta quasi un cartone animato e non rispecchia in pieno il personaggio descritto dalla Kinsella, sempre brava nel trovare un'idea brillante che le risolva i problemi, anche finanziari. Il film rispetta in maniera adeguata i punti saldi della screwball comedy (non mancano, infatti, cadute, scivoloni sui tavoli, vassoi rigirati e vestiti che esplodono letteralmente dall'armadio). Le gag sono simpatiche ed è da segnalare il personaggio molto divertente della direttrice della rivista Alette, interpretata dalla sempre bravissima Kristin Scott Thomas. Il cast è ottimo ma alcuni personaggi di contorno come i genitori di Becky e l'amatissima amica Suze con cui divide l'appartamento, potevano avere più spazio per sottolineare le loro peculiarità. I lati positivi del film non mancano: la fotografia è molto colorata, la colonna sonora riprende brani attualissimi (da Macy Gray alle Pussicat Dolls, passando per Lady Ga Ga e Akon), l'ambientazione si fa forte nel mostrare i veri luoghi di culto della moda come Barneys (Una piccola curiosità: è la prima produzione ad avere il permesso di girare nel negozio). Infine gli accessori ed i vestiti, vivaci ed eleganti, sono scelti ad hoc dalla costumista Patricia Field ( la stessa di "Sex and the city" e "Il diavolo veste Prada").

Recensione di Valentina Rao
valentina.rao@cinebed.com
Il giudizio finale

REGISTRATI
Registrati gratuitamente al Database B&D
Tecnico-Artistico.

INFORMAZIONI
Per informazioni invia una mail a: info@cinebed.com

VETRINA B&D







B&D Alessandro Bianchi & Daniele De Luca